Assemblea Diocesana


Domenica 29 Gennaio 2012

Aula Magna Liceo “L. B. Alberti” Minturno


Relatore
Prof. Franco Miano
Presidente Nazionale

PROGRAMMA

Ore 8.30 - Accoglienza
Ore 9.00 - Celebrazione Eucaristica
presieduta dal nostro Arcivescovo
Sua Ecc. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio
Ore 10.00 - Break
Ore 10.30 - Inizio lavori assembleari
Ore 11.00 - Relazione
Ore 12.00 - Dibattito
Ore 12.45 - Conclusioni


Le foto

Percorso in preparazione all’Assemblea diocesana

Le associazioni parrocchiali dedicheranno almeno una riunione del consiglio parrocchiale e dei gruppi per prepararsi all’assemblea, a partire dal materiale predisposto dal Consiglio Diocesano.
Il lavoro scaturito dal confronto e dall’approfondimento nei gruppi e nel consiglio parrocchiale verrà sintetizzato su di un cartellone (50x70) da far pervenire alla segreteria diocesana nel primo mattino del 29 gennaio per consentire l’allestimento di una mostra sul tema dell’assemblea.
Per rendere più ricco e coinvolgente il momento assembleare, invitiamo i consigli parrocchiali ad inviare alla presidenza diocesana considerazioni, dubbi e domande, in modo da predisporre interventi ad hoc durante il dibattito assembleare
.

 
PER L’APPROFONDIMENTO E IL CONFRONTO
 

Articoli dal "Fatto del giorno" del sito nazionale dell'Azione Cattolica

Sicurezze ai precari e alle giovani famiglie
Le famiglie al centro dell'agenda politica
Riscoprire l'Amore che trasforma. Riscoprire il senso dell'umano

Rigore, equità, crescita- come quadrare il cerchio
“Chiamatelo decreto salva-Italia”
Le prime misure anticrisi di Monti

Migranti ed evangelizzazione, una provocazione da accogliere



L’irrilevanza fa più paura dell’impegno, così l’Ac supera la scelta religiosa
Intervista a Franco Miano. (Il Foglio)


Dichiarazione del Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, Franco Miano, sulla Prolusione del card. Angelo Bagnasco al Consiglio Permanente della Cei



Share



PER L’APPROFONDIMENTO E IL CONFRONTO
 

Il principio del bene comune
(dal Compendio della dottrina sociale della Chiesa, Cap. quarto)

Significato e principali implicazioni
164 Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi tutto il principio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso. Secondo una prima e vasta accezione, per bene comune s'intende « l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente ».346
Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l'agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l'agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.

 

“Un nuovo patto educativo per rilanciare il Paese”
(Messaggio della Presidenza nazionale dell'AC in occasione della ricorrenza di San Francesco, co-patrono d’Italia e dell’Azione Cattolica Italiana.)


È sempre il momento giusto, opportuno e favorevole, per educarsi e per educare. Non c’è stagione della vita che non abbia bisogno di attenzione educativa; ugualmente, ogni fase della storia dell’umanità richiede che le migliori risorse sociali e culturali siano investite nel compito educativo.
L’Azione Cattolica Italiana - associazione ecclesiale per cui l’educazione umana e cristiana è la scelta che sta all’origine di tutte le altre - si interroga nuovamente dinanzi alla delicata transizione che investe il Paese. E in occasione della festività di San Francesco d’Assisi, co-patrono d’Italia e anche dell’ACI, essa intende ribadire il proprio impegno formativo, svolto in migliaia di realtà parrocchiali e diocesane in tutte le regioni, avendo a cuore la costruzione di coscienze individuali orientate al bene comune, pronte a porsi al servizio della Chiesa e della Comunità nazionale in spirito di dialogo, di collaborazione, di solidarietà, portando nella vita pubblica il contributo motivato e fattivo di chi crede nel Vangelo.

Dalla rassegnazione alla speranza.
Il momento presente pone molteplici sfide all’Italia: dalla crisi economica all’emergere di preoccupanti forme di egoismo sociale e di populismo, dai cambiamenti demografici (invecchiamento della popolazione, migrazioni) alla disgregazione morale che intacca le fibra della convivenza civile. Ugualmente gli scenari internazionali - in una dimensione di accresciuta interdipendenza globale - pongono in evidenza le medesime sfide.
Al contempo non vanno trascurate, e tanto meno sottovalutate, le risorse di cui il Paese stesso dispone, che invocano semmai maggiori attenzioni, cure, sostegni, investimenti: la famiglia, i giovani, la scuola, il lavoro e il volontariato devono essere idealmente poste in cima a questa lista.
In tale scenario, ciascuno di noi è chiamato a compiere un’opzione di fondo tra rassegnazione e speranza; tra l’attesa passiva di tempi migliori e il lavorio incessante per costruire una nuova stagione sociale, civile, culturale, economica, politica. L’Azione Cattolica Italiana conferma pertanto la propria fiducia nel futuro e il proprio impegno in questa direzione .
Politica e questione morale.
Riteniamo opportuno sottolineare due specifiche priorità, strettamente legati fra loro, anche in relazione alle cronache quotidiane che turbano la serenità degli italiani.
Di fronte alle sfide che si profilano, occorre anzitutto un rinnovato e concreto impegno della politica per dare futuro al Paese; per far crescere l’occupazione; per offrire nuove speranze ai giovani; per garantire lo sviluppo del mezzogiorno; per dare un segnale forte sulla strada della legalità; per promuovere la giustizia sociale. I mali dell’Italia, primi fra tutti la disoccupazione e il precariato, sono anche figli di una diffusa mancanza di giustizia e di solidarietà. In una parola, occorre un’attenzione non distorta alla promozione del bene comune.
In secondo luogo non è più rinviabile una riflessione - e un cambio di passo - comune e trasversale tra politica, economia e società, sul nodo della questione morale. Sull’Italia intera pesano nuovamente vicende giudiziarie che riguardano anche i vertici delle Istituzioni, oltre che ampi settori della classe dirigente. Come ha sottolineato il cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione alla recente sessione del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana, «la questione morale, quando intacca la politica, ha innegabili incidenze culturali ed educative», contribuendo «a propagare la cultura di un’esistenza facile e gaudente, quando questa dovrebbe lasciare il passo alla cultura della serietà e del sacrificio, fondamentale per imparare a prendere responsabilmente la vita». Si tratta, ha aggiunto il presidente della CEI, «non solo di fare in maniera diversa, ma di pensare diversamente: c’è da purificare l’aria, perché le nuove generazioni - crescendo - non restino avvelenate»
.
Coscienza personale, coscienza comune.
In tale contesto, una realtà educativa come l’Azione Cattolica ha dunque il dovere non solo di denunciare senza omissioni, ma anche di indicare un sentiero di crescita della coscienza comune, che non può prescindere dal paziente e costante rafforzamento di quella personale. L’Azione Cattolica Italiana, fedele a se stessa e alla propria missione, vissuta nell’ordinarietà della vita associativa e delle sue molteplici attività, crede che esista una singolare sinergia tra le scelte personali e il sentire collettivo, e che dai territori, dalle comunità, possa nascere uno stile nuovo di cittadinanza e di convergenza tra le forze sane della nazione, capace di rinnovare nelle fondamenta l’intero Paese.
Occorre - l’ACI non si stancherà mai di ripeterlo - un nuovo patto educativo che leghi in modo indissolubile e verificabile i comportamenti dei cittadini con quelli dei responsabili della cosa pubblica.
Un terreno comune di valori.
Da un lato si avverte l’esigenza di una grande stagione di riforme, a partire dalla legge elettorale (che va urgentemente modificata, attribuendo di nuovo al cittadino la facoltà di designare i propri rappresentanti) e dal sistema dei partiti, che renda più controllabile e meno esoso l’agire politico, che favorisca la gratuità del servizio pubblico e premi chi ha motivazioni autentiche, che alimenti la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte che riguardano il bene di tutti, che si apra all’impegno personale degli uomini e delle donne “normali”.
Dall’altro istituzioni, famiglia, scuola, Chiesa, associazionismo, terzo settore, imprese, sindacati, mondo della comunicazione e della politica hanno il dovere di ritrovarsi in un terreno comune di valori e regole a sostegno della dignità della persona e della convivenza civile.
Anche in questo senso, il “decennio dell’educazione” proposto al Paese dalla Chiesa italiana viene ad essere un’occasione propizia, provvidenziale, da non perdere se davvero si ha a cuore il futuro dell’Italia.

Roma, 4 ottobre 2011



“La buona politica per il bene comune”
(Intervento di Franco Miano al Seminario promosso dal Forum delle persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del Lavoro)

La giornata di Todi, promossa dal “Forum delle persone e delle associazioni d’ispirazione cattolica nel mondo del lavoro”, al cui invito a partecipare l’Azione Cattolica ha aderito, rappresenta per i cattolici italiani un passo avanti. Un passo nella direzione della ricerca delle forme adeguate di traduzione di un comune sentire da parte di associazioni, gruppi e movimenti, che, pur con finalità differenti, avvertono la necessità, per il bene del nostro Paese, di trovare modalità di coordinamento, di iniziativa comune, che possano consentire, nel senso pre-politico, di avere una soggettività che sappia proporre, a partire da un’«antropologia illuminata dalla fede e dalla ragione», percorsi di buona politica. Lo ha sottolineato il cardinale Angelo Bagnasco nel suo intervento al Forum, per poi ricordare ai presenti un passaggio centrale del documento conclusivo della Settimana sociale di Reggio Calabria: «Noi tutti, come Chiesa e come credenti, siamo chiamati al grande compito di servire il bene comune della civitas italiana in un momento di grave crisi (…). Vedercelo affidato può stupire e richiede prudenza, ma non deve generare paura o peggio indifferenza».
La giornata di Todi è un’occasione importante, perché offre alle grandi realtà del laicato cattolico italiano l’opportunità per ridire non tanto che “ci siamo e vogliamo contare”, ma che ci siamo e vogliamo servire il bene del Paese e della sua comunità, come del resto è nella storia dei cattolici italiani. «Né indignati, né rassegnati», ha efficacemente detto il card. Bagnasco. Pronti, dunque, a rilanciare il nostro impegno, innanzitutto educativo. La questione educativa è e resta, infatti, per l’Azione Cattolica, la questione delle questioni, affrontarla con coraggio è la via maestra per rilanciare l’Italia, per dare un futuro alle giovani generazioni.
Lo abbiamo scritto nel recente Messaggio indirizzato al Paese, in occasione della festività di San Francesco, co-patrono dell’Italia e dell’Azione Cattolica: occorre «un nuovo patto educativo che leghi in modo indissolubile e verificabile i comportamenti dei cittadini con quelli dei responsabili della cosa pubblica». Crediamo infatti che esista, «una singolare sinergia tra le scelte personali e il sentire collettivo, e che dai territori, dalle comunità, possa nascere uno stile nuovo di cittadinanza e di convergenza tra le forze sane della nazione, capace di rinnovare nelle fondamenta l’intero Paese». Sarà questo a consentire un agire politico più aperto alla gratuità e animato da una viva tensione etica; per rendere più facile il ritrovarsi della politica su un terreno comune di valori e regole a sostegno della dignità della persona e della convivenza civile.
In questo senso, vorrei sottolineare tre ambiti fondamentali e tipici del contributo che l’Azione intende offrire e che vanno a coniugarsi con lo sforzo di traduzione che ci è richiesto dei grandi e primari principi dell’etica della vita individuando le conseguenze che da essi derivano, in termini di socialità e solidarietà, in particolare di attenzione per la famiglia e il lavoro.

Unità e comunione ecclesiale
Occorre anzitutto, ponendosi il problema dell’unità politica dei cattolici, far crescere il senso vivo di un’autentica comunione ecclesiale. Spesso siamo distolti dallo sforzo di cogliere e di accogliere tale dono affinché possa portare veramente frutto. L’unità di associazioni, gruppi, movimenti, realtà ecclesiali diverse si alimenta in quella tensione alla comunione che trova già nella vita delle comunità ecclesiali il suo primario e fondamentale banco di prova senza il quale altre forme di unità rischiano di essere meno fondate e significative, quasi giustapposte. L’Azione Cattolica è da sempre in prima linea su questo fronte.

La centralità del territorio
Appare poi centrale l’attenzione e la cura per il “locale”. L’Ac è indubbiamente un’associazione nazionale, ma la scelta di essere presente in modo capillare in ogni angolo del Paese fa del suo amore per la chiesa particolare ragione di attenzione per il territorio e i territori. L’Azione Cattolica, dunque, ama la propria chiesa e ama la propria terra, o – per meglio dire – coloro che vivono su quella terra. Ama i luoghi, le realtà, le situazioni, il tempo attuale, con le sue caratteristiche, positive o negative. L’amore per la chiesa locale, insomma, porta con sé l’amore per il territorio, stimola a operare in modo che in ogni luogo vi sia una “vita buona”, anche nel territorio più problematico, caratterizzato da difficili questioni sociali ed economiche, o segnato dalla criminalità e dall’illegalità. Se avvertiamo con forza, cioè, di essere parte viva di una Chiesa locale e, allo stesso tempo, di una terra specifica, dobbiamo sentire i luoghi in cui operiamo e le persone che in essi vivono come affidati a noi dal Signore.

La formazione globale
Perché tutto ciò sia possibile, si rivela fondamentale una formazione globale, a tutto tondo, capace di “costruire” una persona integrale, e non frammentata, che viva una vita buona nella Chiesa, ma anche nel suo Paese e nel suo territorio. Una formazione che, a partire dalla Parola e dal Magistero sociale, educhi anche alle responsabilità civili, facendo appassionare al bene comune. Una formazione che faccia comprendere la necessità di evitare interessi di parte, sentendosi invece componenti di un tutto (comunità, società), che ha bisogno dell’apporto e della dedizione di ciascuno. Una formazione che consenta di acquisire uno sguardo capace di penetrare nelle pieghe del vissuto, di abitare criticamente i linguaggi dell’oggi, di conoscerli e utilizzarli profeticamente.
È uno sforzo non semplice, che però l’AC sta cercando di compiere, attraverso molteplici iniziative ed esperienze attuate a livello nazionale, ma anche diffuse sul territorio. Si tratta di segnali, che fanno comprendere come sia possibile divenire capaci di dare concretezza ai principi e ai valori nella convivenza civile a cui si è chiamati. Con questo spirito ci disponiamo a vivere questo importante momento di ricerca comune che la giornata di Todi propone.

Todi, 17 ottobre 2011

 

PISTE DI LAVORO PER I CONSIGLI PARROCCHIALI

1) Cosa significa per un laico di Azione Cattolica (adulto, giovane, ragazzo) stare “dentro la storia”? Individuate gli ambiti e le situazioni concrete della nostra esistenza di uomini e di donne in cui siamo chiamati ad “abitare” la storia.

2) Siamo convinti che soltanto coltivando una profonda vita interiore i cristiani, e quindi anche i laici di AC, possano mettersi in ascolto della storia, imparare a leggerla con uno sguardo “nuovo” e contribuire al suo sviluppo positivo. Provate ad evidenziare il “valore aggiunto” che deriva dalla “scelta religiosa” dell’AC, in ordine ad una presenza viva dei laici nella Chiesa locale e in un territorio specifico, che faccia sentire loro “i luoghi in cui operano e le persone che in essi vivono come affidati dal Signore”.

3) Una lettura della storia fondata sulla convinzione che Fede e Ragione costituiscono “due ali verso il vero” apre a prospettive inedite di impegno nella direzione di un’azione sociale orientata al bene comune, che guardi all’uomo come fine e mai come mezzo. Su quali aspetti dovrebbe concentrarsi maggiormente l’attenzione dei laici di AC per promuovere “percorsi di buona politica”?.

4) Annunciare la vita buona del Vangelo richiede l’assunzione personale e comunitaria di nuovi e coerenti stili di vita uniti a modalità di approccio e di accoglienza che rispondano ai reali bisogni delle persone. Provate ad individuare strategie possibili e utili, al fine di valorizzare e proporre la vita associativa come valida esperienza di primo annuncio del Vangelo ai cosiddetti “lontani” o “ricomincianti”.

5) “La questione educativa è e resta, per l’Azione Cattolica, la questione delle questioni, affrontarla con coraggio è la via maestra per rilanciare l’Italia, per dare un futuro alle giovani generazioni”(Franco Miano). Quale contributo può essere dato dalla testimonianza cristiana e dall’Azione Cattolica, perché l’antropologia cristiana possa dare spessore alla cultura di oggi? Quali sono i principali ostacoli applicativi?

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

- GIOVANNI PAOLO II, Fides et ratio.
Lettera enciclica ai vescovi della Chiesa Cattolica circa i rapporti tra fede e ragione, 1998.

- I principi della dottrina sociale della Chiesa, in Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, Capitolo quarto;

- Catechismo degli Adulti. La verità vi farà liberi. L’impegno sociale e politico, cap. 28;

- Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato Italiano per il decennio 2010-2020;

- AZIONE CATTOLICA ITALIANA, Sulle strade dei cercatori di Dio. ACI e primo annuncio, AVE 2011.