Il
principio del bene comune
(dal Compendio della dottrina sociale
della Chiesa, Cap. quarto)
Significato e principali implicazioni
164 Dalla dignità, unità e uguaglianza
di tutte le persone deriva innanzi tutto il
principio del bene comune, al quale ogni aspetto
della vita sociale deve riferirsi per trovare
pienezza di senso. Secondo una prima e vasta
accezione, per bene comune s'intende «
l'insieme di quelle condizioni della vita
sociale che permettono sia alle collettività
sia ai singoli membri, di raggiungere la propria
perfezione più pienamente e più
celermente ».346
Il bene comune non consiste nella semplice
somma dei beni particolari di ciascun soggetto
del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno
è e rimane comune, perché indivisibile
e perché soltanto insieme è
possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo,
anche in vista del futuro. Come l'agire morale
del singolo si realizza nel compiere il bene,
così l'agire sociale giunge a pienezza
realizzando il bene comune. Il bene comune,
infatti, può essere inteso come la
dimensione sociale e comunitaria del bene
morale.
“Un nuovo patto
educativo per rilanciare il Paese”
(Messaggio della Presidenza nazionale
dell'AC in occasione della ricorrenza di San
Francesco, co-patrono d’Italia e dell’Azione
Cattolica Italiana.)
È sempre il momento giusto, opportuno
e favorevole, per educarsi e per educare.
Non c’è stagione della vita che
non abbia bisogno di attenzione educativa;
ugualmente, ogni fase della storia dell’umanità
richiede che le migliori risorse sociali e
culturali siano investite nel compito educativo.
L’Azione Cattolica Italiana - associazione
ecclesiale per cui l’educazione umana
e cristiana è la scelta che sta all’origine
di tutte le altre - si interroga nuovamente
dinanzi alla delicata transizione che investe
il Paese. E in occasione della festività
di San Francesco d’Assisi, co-patrono
d’Italia e anche dell’ACI, essa
intende ribadire il proprio impegno formativo,
svolto in migliaia di realtà parrocchiali
e diocesane in tutte le regioni, avendo a
cuore la costruzione di coscienze individuali
orientate al bene comune, pronte a porsi al
servizio della Chiesa e della Comunità
nazionale in spirito di dialogo, di collaborazione,
di solidarietà, portando nella vita
pubblica il contributo motivato e fattivo
di chi crede nel Vangelo.
Dalla rassegnazione
alla speranza.
Il momento presente pone molteplici sfide
all’Italia: dalla crisi economica all’emergere
di preoccupanti forme di egoismo sociale e
di populismo, dai cambiamenti demografici
(invecchiamento della popolazione, migrazioni)
alla disgregazione morale che intacca le fibra
della convivenza civile. Ugualmente gli scenari
internazionali - in una dimensione di accresciuta
interdipendenza globale - pongono in evidenza
le medesime sfide.
Al contempo non vanno trascurate, e tanto
meno sottovalutate, le risorse di cui il Paese
stesso dispone, che invocano semmai maggiori
attenzioni, cure, sostegni, investimenti:
la famiglia, i giovani, la scuola, il lavoro
e il volontariato devono essere idealmente
poste in cima a questa lista.
In tale scenario, ciascuno di noi è
chiamato a compiere un’opzione di fondo
tra rassegnazione e speranza; tra l’attesa
passiva di tempi migliori e il lavorio incessante
per costruire una nuova stagione sociale,
civile, culturale, economica, politica. L’Azione
Cattolica Italiana conferma pertanto la propria
fiducia nel futuro e il proprio impegno in
questa direzione .
Politica e questione morale.
Riteniamo opportuno sottolineare due specifiche
priorità, strettamente legati fra loro,
anche in relazione alle cronache quotidiane
che turbano la serenità degli italiani.
Di fronte alle sfide che si profilano, occorre
anzitutto un rinnovato e concreto impegno
della politica per dare futuro al Paese; per
far crescere l’occupazione; per offrire
nuove speranze ai giovani; per garantire lo
sviluppo del mezzogiorno; per dare un segnale
forte sulla strada della legalità;
per promuovere la giustizia sociale. I mali
dell’Italia, primi fra tutti la disoccupazione
e il precariato, sono anche figli di una diffusa
mancanza di giustizia e di solidarietà.
In una parola, occorre un’attenzione
non distorta alla promozione del bene comune.
In secondo luogo non è più rinviabile
una riflessione - e un cambio di passo - comune
e trasversale tra politica, economia e società,
sul nodo della questione morale. Sull’Italia
intera pesano nuovamente vicende giudiziarie
che riguardano anche i vertici delle Istituzioni,
oltre che ampi settori della classe dirigente.
Come ha sottolineato il cardinale Angelo Bagnasco,
nella prolusione alla recente sessione del
Consiglio permanente della Conferenza Episcopale
Italiana, «la questione morale, quando
intacca la politica, ha innegabili incidenze
culturali ed educative», contribuendo
«a propagare la cultura di un’esistenza
facile e gaudente, quando questa dovrebbe
lasciare il passo alla cultura della serietà
e del sacrificio, fondamentale per imparare
a prendere responsabilmente la vita».
Si tratta, ha aggiunto il presidente della
CEI, «non solo di fare in maniera diversa,
ma di pensare diversamente: c’è
da purificare l’aria, perché
le nuove generazioni - crescendo - non restino
avvelenate»
.
Coscienza personale, coscienza comune.
In tale contesto, una realtà educativa
come l’Azione Cattolica ha dunque il
dovere non solo di denunciare senza omissioni,
ma anche di indicare un sentiero di crescita
della coscienza comune, che non può
prescindere dal paziente e costante rafforzamento
di quella personale. L’Azione Cattolica
Italiana, fedele a se stessa e alla propria
missione, vissuta nell’ordinarietà
della vita associativa e delle sue molteplici
attività, crede che esista una singolare
sinergia tra le scelte personali e il sentire
collettivo, e che dai territori, dalle comunità,
possa nascere uno stile nuovo di cittadinanza
e di convergenza tra le forze sane della nazione,
capace di rinnovare nelle fondamenta l’intero
Paese.
Occorre - l’ACI non si stancherà
mai di ripeterlo - un nuovo patto educativo
che leghi in modo indissolubile e verificabile
i comportamenti dei cittadini con quelli dei
responsabili della cosa pubblica.
Un terreno comune di valori.
Da un lato si avverte l’esigenza di
una grande stagione di riforme, a partire
dalla legge elettorale (che va urgentemente
modificata, attribuendo di nuovo al cittadino
la facoltà di designare i propri rappresentanti)
e dal sistema dei partiti, che renda più
controllabile e meno esoso l’agire politico,
che favorisca la gratuità del servizio
pubblico e premi chi ha motivazioni autentiche,
che alimenti la partecipazione diretta dei
cittadini alle scelte che riguardano il bene
di tutti, che si apra all’impegno personale
degli uomini e delle donne “normali”.
Dall’altro istituzioni, famiglia, scuola,
Chiesa, associazionismo, terzo settore, imprese,
sindacati, mondo della comunicazione e della
politica hanno il dovere di ritrovarsi in
un terreno comune di valori e regole a sostegno
della dignità della persona e della
convivenza civile.
Anche in questo senso, il “decennio
dell’educazione” proposto al Paese
dalla Chiesa italiana viene ad essere un’occasione
propizia, provvidenziale, da non perdere se
davvero si ha a cuore il futuro dell’Italia.
Roma, 4 ottobre 2011
“La buona politica
per il bene comune”
(Intervento di Franco Miano al Seminario
promosso dal Forum delle persone e delle Associazioni
di ispirazione cattolica nel Mondo del Lavoro)
La giornata di Todi, promossa dal “Forum
delle persone e delle associazioni d’ispirazione
cattolica nel mondo del lavoro”, al
cui invito a partecipare l’Azione Cattolica
ha aderito, rappresenta per i cattolici italiani
un passo avanti. Un passo nella direzione
della ricerca delle forme adeguate di traduzione
di un comune sentire da parte di associazioni,
gruppi e movimenti, che, pur con finalità
differenti, avvertono la necessità,
per il bene del nostro Paese, di trovare modalità
di coordinamento, di iniziativa comune, che
possano consentire, nel senso pre-politico,
di avere una soggettività che sappia
proporre, a partire da un’«antropologia
illuminata dalla fede e dalla ragione»,
percorsi di buona politica. Lo ha sottolineato
il cardinale Angelo Bagnasco nel suo intervento
al Forum, per poi ricordare ai presenti un
passaggio centrale del documento conclusivo
della Settimana sociale di Reggio Calabria:
«Noi tutti, come Chiesa e come credenti,
siamo chiamati al grande compito di servire
il bene comune della civitas italiana in un
momento di grave crisi (…). Vedercelo
affidato può stupire e richiede prudenza,
ma non deve generare paura o peggio indifferenza».
La giornata di Todi è un’occasione
importante, perché offre alle grandi
realtà del laicato cattolico italiano
l’opportunità per ridire non
tanto che “ci siamo e vogliamo contare”,
ma che ci siamo e vogliamo servire il bene
del Paese e della sua comunità, come
del resto è nella storia dei cattolici
italiani. «Né indignati, né
rassegnati», ha efficacemente detto
il card. Bagnasco. Pronti, dunque, a rilanciare
il nostro impegno, innanzitutto educativo.
La questione educativa è e resta, infatti,
per l’Azione Cattolica, la questione
delle questioni, affrontarla con coraggio
è la via maestra per rilanciare l’Italia,
per dare un futuro alle giovani generazioni.
Lo abbiamo scritto nel recente Messaggio indirizzato
al Paese, in occasione della festività
di San Francesco, co-patrono dell’Italia
e dell’Azione Cattolica: occorre «un
nuovo patto educativo che leghi in modo indissolubile
e verificabile i comportamenti dei cittadini
con quelli dei responsabili della cosa pubblica».
Crediamo infatti che esista, «una singolare
sinergia tra le scelte personali e il sentire
collettivo, e che dai territori, dalle comunità,
possa nascere uno stile nuovo di cittadinanza
e di convergenza tra le forze sane della nazione,
capace di rinnovare nelle fondamenta l’intero
Paese». Sarà questo a consentire
un agire politico più aperto alla gratuità
e animato da una viva tensione etica; per
rendere più facile il ritrovarsi della
politica su un terreno comune di valori e
regole a sostegno della dignità della
persona e della convivenza civile.
In questo senso, vorrei sottolineare tre ambiti
fondamentali e tipici del contributo che l’Azione
intende offrire e che vanno a coniugarsi con
lo sforzo di traduzione che ci è richiesto
dei grandi e primari principi dell’etica
della vita individuando le conseguenze che
da essi derivano, in termini di socialità
e solidarietà, in particolare di attenzione
per la famiglia e il lavoro.
Unità e comunione
ecclesiale
Occorre anzitutto, ponendosi il problema dell’unità
politica dei cattolici, far crescere il senso
vivo di un’autentica comunione ecclesiale.
Spesso siamo distolti dallo sforzo di cogliere
e di accogliere tale dono affinché
possa portare veramente frutto. L’unità
di associazioni, gruppi, movimenti, realtà
ecclesiali diverse si alimenta in quella tensione
alla comunione che trova già nella
vita delle comunità ecclesiali il suo
primario e fondamentale banco di prova senza
il quale altre forme di unità rischiano
di essere meno fondate e significative, quasi
giustapposte. L’Azione Cattolica è
da sempre in prima linea su questo fronte.
La centralità del territorio
Appare poi centrale l’attenzione e la
cura per il “locale”. L’Ac
è indubbiamente un’associazione
nazionale, ma la scelta di essere presente
in modo capillare in ogni angolo del Paese
fa del suo amore per la chiesa particolare
ragione di attenzione per il territorio e
i territori. L’Azione Cattolica, dunque,
ama la propria chiesa e ama la propria terra,
o – per meglio dire – coloro che
vivono su quella terra. Ama i luoghi, le realtà,
le situazioni, il tempo attuale, con le sue
caratteristiche, positive o negative. L’amore
per la chiesa locale, insomma, porta con sé
l’amore per il territorio, stimola a
operare in modo che in ogni luogo vi sia una
“vita buona”, anche nel territorio
più problematico, caratterizzato da
difficili questioni sociali ed economiche,
o segnato dalla criminalità e dall’illegalità.
Se avvertiamo con forza, cioè, di essere
parte viva di una Chiesa locale e, allo stesso
tempo, di una terra specifica, dobbiamo sentire
i luoghi in cui operiamo e le persone che
in essi vivono come affidati a noi dal Signore.
La formazione globale
Perché tutto ciò sia possibile,
si rivela fondamentale una formazione globale,
a tutto tondo, capace di “costruire”
una persona integrale, e non frammentata,
che viva una vita buona nella Chiesa, ma anche
nel suo Paese e nel suo territorio. Una formazione
che, a partire dalla Parola e dal Magistero
sociale, educhi anche alle responsabilità
civili, facendo appassionare al bene comune.
Una formazione che faccia comprendere la necessità
di evitare interessi di parte, sentendosi
invece componenti di un tutto (comunità,
società), che ha bisogno dell’apporto
e della dedizione di ciascuno. Una formazione
che consenta di acquisire uno sguardo capace
di penetrare nelle pieghe del vissuto, di
abitare criticamente i linguaggi dell’oggi,
di conoscerli e utilizzarli profeticamente.
È uno sforzo non semplice, che però
l’AC sta cercando di compiere, attraverso
molteplici iniziative ed esperienze attuate
a livello nazionale, ma anche diffuse sul
territorio. Si tratta di segnali, che fanno
comprendere come sia possibile divenire capaci
di dare concretezza ai principi e ai valori
nella convivenza civile a cui si è
chiamati. Con questo spirito ci disponiamo
a vivere questo importante momento di ricerca
comune che la giornata di Todi propone.
Todi, 17 ottobre 2011
PISTE DI LAVORO PER I CONSIGLI
PARROCCHIALI
1) Cosa significa per un
laico di Azione Cattolica (adulto, giovane,
ragazzo) stare “dentro la storia”?
Individuate gli ambiti e le situazioni concrete
della nostra esistenza di uomini e di donne
in cui siamo chiamati ad “abitare”
la storia.
2) Siamo convinti che soltanto coltivando
una profonda vita interiore i cristiani, e
quindi anche i laici di AC, possano mettersi
in ascolto della storia, imparare a leggerla
con uno sguardo “nuovo” e contribuire
al suo sviluppo positivo. Provate ad evidenziare
il “valore aggiunto” che deriva
dalla “scelta religiosa” dell’AC,
in ordine ad una presenza viva dei laici nella
Chiesa locale e in un territorio specifico,
che faccia sentire loro “i luoghi in
cui operano e le persone che in essi vivono
come affidati dal Signore”.
3) Una lettura della storia fondata sulla
convinzione che Fede e Ragione costituiscono
“due ali verso il vero” apre a
prospettive inedite di impegno nella direzione
di un’azione sociale orientata al bene
comune, che guardi all’uomo come fine
e mai come mezzo. Su quali aspetti dovrebbe
concentrarsi maggiormente l’attenzione
dei laici di AC per promuovere “percorsi
di buona politica”?.
4) Annunciare la vita buona
del Vangelo richiede l’assunzione personale
e comunitaria di nuovi e coerenti stili di
vita uniti a modalità di approccio
e di accoglienza che rispondano ai reali bisogni
delle persone. Provate ad individuare strategie
possibili e utili, al fine di valorizzare
e proporre la vita associativa come valida
esperienza di primo annuncio del Vangelo ai
cosiddetti “lontani” o “ricomincianti”.
5) “La questione educativa
è e resta, per l’Azione Cattolica,
la questione delle questioni, affrontarla
con coraggio è la via maestra per rilanciare
l’Italia, per dare un futuro alle giovani
generazioni”(Franco Miano). Quale contributo
può essere dato dalla testimonianza
cristiana e dall’Azione Cattolica, perché
l’antropologia cristiana possa dare
spessore alla cultura di oggi? Quali sono
i principali ostacoli applicativi?
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- GIOVANNI PAOLO II, Fides et ratio.
Lettera enciclica ai vescovi della Chiesa
Cattolica circa i rapporti tra fede e ragione,
1998.
- I principi della dottrina sociale della
Chiesa, in Compendio della Dottrina Sociale
della Chiesa, Capitolo quarto;
- Catechismo degli Adulti. La verità
vi farà liberi. L’impegno sociale
e politico, cap. 28;
- Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti
pastorali dell’Episcopato Italiano per
il decennio 2010-2020;
- AZIONE CATTOLICA ITALIANA, Sulle strade
dei cercatori di Dio. ACI e primo annuncio,
AVE 2011.