(di Patrizia Cervone)
Da dove comincio a raccontare di te?
I ricordi si affollano alla mente, con continuità mai interrotta...Ci sei ancora, nelle sfumature delle note della chitarra, nelle parole struggenti delle canzoni di De André. Quando mi sono laureata mi hai fatto il regalo più bello: gli accordi delle canzoni di Lucio Battisti e il disegno schematizzato delle posizioni delle dita sui tasti per comporre i suoni diminuiti...
C’eri sempre, quando, a quindici anni, ho cominciato a frequentare l’équipe diocesana dei Giovani dell’A.C., a Cristo Re, dove suor Teodora veniva ad aprirci sgranando il rosario e parlando in dialetto veneto. Don Vincenzo aveva coniato per il nostro trio formidabile, con l’inseparabile Paolina, di poco più grande di noi, la sigla Pas Pat Pao... I pezzi da novanta, così ci chiamava!
C’eri, quando cominciammo a fare le riunioni del Movimento Studenti, in quel periodo della nostra giovinezza, quando partecipare voleva dire voler lasciare un pezzo ed un’impronta di sé attraverso un pensiero, un’opinione espressa...
Credo che parlare di te, oggi, abbia senso solo nella continuità.
E’ questo che ci hai lasciato, la continuità dell’esperienza nell’esistenza.
E anche oltre. E non parlo di tradizione...
Parlo di saper fare, saper proporre, saper dire, non lasciare nulla all’improvvisazione. Avere un criterio di svolgimento del proprio lavoro come del proprio discorso. Tu la chiamavi “memoria storica” e questo dà il senso del tuo “appartenere”.
Questo sei stato, questo sei.
Gioia del suonare con foga le canzoni ironiche, durante le serate del Campo scuola, sulla Civita, a Col di Tora. E organizzare un mega “Cacca al diavolo, fiori a Gesù” a trenta e più cori, compreso quello in lingua cinese!....
Gioia di scrivere, gioia di appuntare con ordine meticoloso sulla tua agenda... Meticolosità e precisione che, col senno del poi, quando abbiamo dovuto imparare ad andare avanti nelle nostre vite senza di te, si sono rivelate quasi provvidenziali...Come se il tuo bagaglio di esperienza volessi regalarcelo tutto, insieme al tuo cuore, insieme al tuo amore per la Chiesa, insieme alla tua passione per l’impegno.
Così voglio continuare a camminare...accompagnandomi a te, facendo mio il tuo metodo di lavoro. Sei tu stesso la raccolta scritta che ci hai lasciato, la nostra “memoria storica”: come si organizza un incontro diocesano? Come si organizza una festa dell’Accoglienza? E ancora, come si porta avanti la compagna adesioni? E le presidenze diocesane? Non finirei mai.
In quel periodo in cui ero Segretaria diocesana, quando Maria Giovanna Ruggieri era Presidente, tu hai fatto l’Amministratore, raccogliendo con onore e trepidazione l’eredità dell’impareggiabile Celestino Maggese...In quegli anni mi hai insegnato, per primo, a mettere le mani sulla tastiera del computer. E non solo! Mi hai insegnato la diversità. L’originalità. Mi hai insegnato la dignità di essere persona.
C’eri sempre, dalle riunioni nelle oscure salette parrocchiali alle Veglie di Pentecoste.
C’eri e sempre con qualcosa da dire, criticamente.
Ci sei, ci sei ancora, sorridi ancora delle nostre lungaggini e farraginosità organizzative, ti appassioni ancora, assistendo chissà da dove ai nostri dibattiti, alle nostre divergenze ideologiche. Ci sei, come se stessi ancora fermo, da ore, nella cabina telefonica, come quando i gettoni costavano ancora cinquanta lire, a chiacchierare. Ci sei, magari assieme alla tua inseparabile chitarra, alla tua raccolta di quaderni con gli accordi delle canzoni di cantautori e alla tua bicicletta Graziella, con la quale arrivavi fino sulla Civita, il pomeriggio di Pasqua, come alternativa alla noia e alla banalità della festa consumistica.
Ci sei, ci sei, come sempre.
Il mio ricordo di te non vuole commozioni. Neanche tu le vuoi.
Il mio ricordo vuole sapore di vita quotidiana, come un regalo ricevuto e mai finito di contemplare per la sua ricchezza ed originalità. Per la bellezza della sua purezza. Sono contenta di essere stata insieme a te nei banchi del Liceo Scientifico, a Gaeta ma sono ancora più contenta di essere stata accanto a te, in una scuola ancora più difficile, quella della adolescenza prima e della giovinezza poi. Quella della formazione spirituale. Dell’amicizia vera, quella condivisa, quella che a volte sorpassa le parole e i tempi di lontananza. Eravamo insieme, quando don Vincenzo ci comunicò la notizia del voto che avevamo avuto alla maturità, che facemmo insieme, nel luglio del 1981 (io il 23 e tu il 25). Sessanta sessantesimi! Eravamo già proiettati nelle nostre infinite attività estive, a Lenola, in ritiro spirituale. Per non rompere il silenzio del ritiro sei scappato via! Così mi piace ricordare quel momento: scappato via per mantenere la fedeltà a ciò che stavi facendo!
Hai vissuto quel momento come in seguito è capitato nei tanti momenti della tua malattia, accanto a Dio.
Come in quel pomeriggio, a Lenola, nel silenzio del ritiro spirituale: mi piace pensare che sei scappato via, alla ricerca del contatto fedele con l’assoluto che ti stava chiamando, per vivere appieno la festa del tuo sacrificio.
Lo hai offerto.
E’ così...
Quando, oramai adulti, ci incontravamo (siamo persino stati colleghi nella stessa scuola, il Filangieri di Formia!), il nostro discorso riprendeva esattamente da dove l’avevamo lasciato. E il nostro sguardo si raccontava lo stesso, anche se le parole si facevano difficili. O superflue.
Non ti saluto. Stai tranquillo!
Insieme a Mogol, penso di poter ripetere quelle belle parole che dedicò a Lucio Battisti, dopo averlo sognato: “Ti penso tanto, amico caro, davvero, e tante cose son rimaste da dire...Ascolta sempre solo musica vera e cerca sempre, se puoi, di capire”. A scuola abbiamo cominciato a disegnare in ornato uno stesso soggetto, ma con due stili, due mani, due espressività diversi!
Ma non ho sognato: io ti ho avuto accanto e ti ho potuto guardare, assieme a tanti amici, ti ho potuto ascoltare e ho potuto confrontare il mio pensiero con te. Ti devo ringraziare, per questo. Mi hai accolta, come amica. Abbiamo lavorato nell’Azione Cattolica insieme e tuttavia, lavorando, abbiamo costruito la nostra maturità. Quello che sono oggi lo devo a quegli anni. Lo devo anche alla mia amicizia forte con te. Non ne ho dubbi.
Non so se sono una buona insegnante o una donna che realizza la sua pienezza nella storia reale. So che ogni giorno ricevo un regalo, una traccia, una nota musicale, che sicuramente mi riporta a quegli anni e mi incoraggia, mi fa continuare a camminare.
In questo mi reputo nella continuità. Ciò che ero e ciò che sono.
Ciò che sei. Che ancora ripeti.
Non mi arrivano sms da te...Mi arrivano parole, però!
Grazie, perché continui ad affiancarti al cammino di tutti noi. Dammi l’accordo in re minore, cantiamo insieme, come allora: “Chiedo alla mia mente coraggio di cercare, chiedo alle mie mani la forza di donare, chiedo al cuore incerto passione per la vita e chiedo a te, fratello, di credere con me!...

...Io so quanto amore chiede questa lunga attesa del tuo giorno, o Dio” (Pierangelo Sequeri).

Grazie, Pasquale!
2002 -13 maggio-2012

Patrizia

(Patrizia Cervone - già Segretaria diocesana di AC)

Numero di Dicembre 2018

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