Se c’è un giovane che ha cercato di coniugare fede e ragione in ogni situazione questo è certamente Pasquale.
Dotato di sottile e spiccata sensibilità ed intelligenza, ha saputo mettere in atto quell’idea di Chiesa che scaturisce dal Concilio Vaticano II e a cui si riferisce il venerabile Papa Paolo VI quando afferma che durante il Concilio “la Chiesa ha sentito il bisogno di conoscere, di avvicinare, di comprendere, di penetrare, di servire, di evangelizzare la società circostante, e di coglierla, quasi di rincorrerla nel suo rapido e continuo mutamento”.
Non c’è ambito che non lo abbia interessato e al quale si sia appassionato con serietà e continuità. Dalla redazione di ”Mamurrae” (un giornale locale itrano di qualche decennio fa) alla chitarra, dalla costruzione del primo sito web dell’AC diocesana (una sorta di pioniere in questo campo) agli incontri-dibattito con i candidati alle amministrative locali che riuscivano ad interessare centinaia di persone che mai avrebbero partecipato per mancanza di fiducia o per poca credibilità nei confronti di chi proponeva i momenti di dibattito.
Eccellente in tutti i suoi studi, mise la stessa passione e competenza nel costruire l’Azione Cattolica in parrocchia e poi in diocesi senza dimenticare il fondamentale contributo alla costituzione dell’Associazione “Vittorio Bachelet” che considerava uno strumento straordinario per affrontare le tematiche della società e le sfide della complessità.
La formazione e lo studio sono stati i fondamenti del suo percorso associativo convinto che essere laici “adulti nella fede” è una vocazione non una condizione che si acquisisce semplicemente con l'età. E' piuttosto un'identità che va formata costantemente e a tutto tondo per essere capaci di vivere con maturità la propria esperienza cristiana nel mondo e di contribuire in modo corresponsabile alla vita della comunità ecclesiale, con uno stile di coerenza, dialogo e servizio.
La vocazione laicale è stata per lui una dimensione scoperta e vissuta giorno per giorno ampliando sempre più la propria consapevolezza di avere un compito preciso perché il dialogo chiesa e mondo non fosse mai in contrapposizione né si riducesse a sterile esercizio intellettuale quando piuttosto mettesse al centro la persona nella sua situazione concreta.
Spesso le sue intuizioni non sono state accolte perché non venivano capite in quanto precedevano troppo i tempi e la mentalità contemporanea.
Come leggere oggi la sua testimonianza? Uno che ha cercato di coniugare fede e vita secondo i canoni della Gaudium et Spes con uno sguardo ottimista sul mondo e cercando di far emergere tutti quei germi di verità che sono già in mezzo a noi e di cui non ci accorgiamo facilmente. Una persona che credeva profondamente nella bontà del creato secondo i canoni della Sacra Scrittura. Una figura che, secondo lo spirito evangelico, ha sempre posto la ricerca del bene comune come elemento identificativo del suo percorso culturale.
In un momento di stagione debole, di povertà relazionale, di conflittualità infinita, il suo esempio emerge ancora più fortemente e ci richiama alla nostra responsabilità di essere testimoni credibili del Cristo morto e risorto perché tutti “abbiano la vita e la abbiano in pienezza”.

Maria Giovanna Ruggieri
(Presidente mondiale Umofc; già Presidente diocesana e Vicepresidente nazionale di AC)

 

Numero di Dicembre 2018

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